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Gli avverbi in -mente sono il male?

Immagine del redattore: Elisa Lucchesi
Elisa Lucchesi
12 minuti fa
Tempo di lettura: 6 min

Per quanto mi riguarda? Dio, sì.

Ma andiamo per gradi.


Open Italian book with laptop and sticky notes; pink banner reads Note a margine, avverbi in -MENTE sono il male?

Gli avverbi in -mente mi infastidiscono profondamente. Si infilano silenziosamente nelle frasi, si moltiplicano sorprendentemente in fretta e, quando iniziano ad accumularsi pericolosamente, riescono inesorabilmente ad appesantire anche un periodo apparentemente innocuo, costringendoci inevitabilmente a procedere lentamente fino alla fine.

Siete arrivati fin qui?

Faticosamente, immagino.


Va bene, ho esagerato. Volutamente.

Eppure, quando lavoro su un manoscritto, capita spesso di incontrare pagine in cui gli avverbi in

-mente cominciano davvero ad accumularsi: un personaggio risponde freddamente, l'altro si volta lentamente, qualcuno sorride nervosamente, guarda attentamente, chiude una porta bruscamente.

Presi uno alla volta, magari, non danno alcun fastidio. Quando diventano un'abitudine, però, iniziano a farsi sentire.

E io, durante un editing, davanti a un avverbio in -mente tendo a farmi sempre la stessa domanda:

possiamo farne a meno?

Molto spesso, sì.


Tutto quel lavoro affidato a una parola


Prendiamo una frase semplicissima:

«Non voglio più vederti», disse rabbiosamente.

La frase funziona. Si capisce cosa sta succedendo.

Eppure rabbiosamente si prende sulle spalle parecchio lavoro: deve dirci quale emozione prova il personaggio e suggerirci come pronuncia la battuta.

Possiamo provare a togliere quella spiegazione e lasciare che la rabbia trovi spazio altrove:

«Non voglio più vederti.» Sbatté la porta.

Oppure:

«Non voglio più vederti», sbottò.

La prima soluzione porta la rabbia nel gesto.

La seconda sceglie un verbo che contiene già una certa qualità della voce e della reazione.

La scena cambia. Ed è proprio questo il punto interessante.


Abbiamo a disposizione una lingua enorme


L'italiano ha un patrimonio lessicale sterminato. Verbi, sfumature, costruzioni, immagini, gesti.

Volete veramente dirmi che non riusciamo a trovare un altro cavolo di modo per scrivere:

Chiuse lentamente la porta.

Magari lentamente è davvero la parola che vogliamo.

Prima di lasciarla lì, però, possiamo almeno chiederci che cosa stiamo cercando di raccontare con quella lentezza.

Esitazione? Paura? Stanchezza? Il desiderio di non fare rumore? La volontà di prolungare un momento? Una minaccia?

A seconda della risposta, potrebbe cambiare tutta la frase.

Ed è qui che un verbo più preciso può diventare molto utile.


Prima dell'avverbio, guarda il verbo


Quando incontro costruzioni di questo tipo, una delle possibilità è cercare un verbo capace di contenere una parte dell'informazione che abbiamo affidato all'avverbio.

Qualche esempio:

Invece di…

Potresti valutare…

Che cosa cambia?

camminare lentamente

passeggiare, avanzare, trascinarsi

ritmo, intenzione e condizione del personaggio

camminare velocemente

affrettarsi, correre, sfrecciare

intensità e motivo del movimento

guardare attentamente

osservare, esaminare, scrutare

tipo e profondità dello sguardo

guardare velocemente

sbirciare, adocchiare, scorrere

durata, intenzione, oggetto dello sguardo

dire rabbiosamente

sbottare, inveire, ringhiare

intensità e manifestazione della rabbia

parlare piano

sussurrare, bisbigliare, mormorare

volume, tono e intenzione

prendere con forza

afferrare, strappare, ghermire

gesto e grado di violenza

chiudere violentemente

sbattere

rende immediatamente percepibile l'azione

mangiare velocemente

divorare, ingurgitare

fretta, voracità, modo di mangiare

bere velocemente

tracannare, trangugiare

aggiunge una precisa qualità al gesto

muoversi furtivamente

sgattaiolare, intrufolarsi

intenzione e modalità del movimento

Questa tabella, però, non è un prontuario di sostituzioni.

Se nel vostro manoscritto trovate camminare lentamente, non aprite questa pagina e sostituitelo automaticamente con trascinarsi. Potreste ritrovarvi con un personaggio esausto che fino a un secondo prima stava semplicemente facendo una passeggiata.

Prendiamo proprio questo esempio:

Camminava lentamente verso casa.

Potrei scrivere:

Si trascinava verso casa.

Oppure:

Passeggiava verso casa.

O ancora:

Avanzava verso casa.

Tre verbi, tre immagini.

Chi si trascina porta con sé fatica, peso, riluttanza. Chi passeggia procede con tutt'altra disposizione. Avanzare concentra l'attenzione sul movimento e sulla progressione.

La scelta lessicale precisa nasce dalla scena che vogliamo costruire.

Ogni verbo porta qualcosa con sé.


Quando l'avverbio ripete ciò che sappiamo già


C'è poi un caso che durante la revisione merita particolare attenzione: la ridondanza.

Pensiamo a espressioni come:


Pensiamo a frasi come:


  1. Esaminò attentamente ogni pagina del contratto prima di firmare.

  2. Corse velocemente verso l’uscita appena sentì l’allarme.

  3. «Non svegliarlo», sussurrò piano.


Proviamo a togliere gli avverbi:


  1. Esaminò ogni pagina del contratto prima di firmare.

  2. Corse verso l’uscita appena sentì l’allarme.

  3. «Non svegliarlo», sussurrò.


Quanto abbiamo perso?

In certi contesti, pochissimo. In altri, qualcosa. Ed è proprio il contesto a decidere.

Correre velocemente, per esempio, può risultare superfluo nella maggior parte delle scene; ma la velocità potrebbe diventare significativa se stiamo contrapponendo due modi diversi di correre. Anche un'apparente ridondanza può avere una funzione.

Per questo le cancellazioni automatiche mi convincono poco quanto l'accumulo indiscriminato.


E quindi dobbiamo sterminarli?

Purtroppo per me, no.

Ci sono avverbi che fanno egregiamente :) il proprio lavoro.

Una sostituzione forzata può allungare una frase, renderla artificiosa o introdurre una sfumatura che prima non c'era. A volte quel lentamente è proprio la parola che serve.

La revisione comincia quando smettiamo di dare per scontata la prima soluzione che ci è venuta in mente.


Io, davanti a un avverbio in -mente, provo a farmi qualche domanda:

  • sta aggiungendo un'informazione?

  • il verbo dice già la stessa cosa?

  • esiste un verbo più preciso per questa particolare scena?

  • posso far emergere quell'informazione da un gesto, dal dialogo o dal contesto?

  • la soluzione alternativa suona davvero meglio?


Se dopo tutto questo lentamente è ancora lì e continua a funzionare, che lentamente sia.

Anche se, personalmente, continuerò a guardarlo sospettosamente.


Facciamo esempi concreti


Close-up of an Italian book page with several red-circled words; cream paper and black serif text, scholarly annotated look.

Prendiamo qualche esempio reale e vediamo cosa succede durante la revisione.


1. Quando possiamo lasciare che sia la frase a parlare

«Allo scoccare del verde Ethan attraversò meccanicamente, senza smettere di fissarla.»

Meccanicamente suggerisce che Ethan si muova quasi in automatico: la sua attenzione è assorbita dalla ragazza che sta guardando.

Eppure la seconda parte della frase ci ha già dato un indizio molto forte. Ethan attraversa la strada senza smettere di fissarla.

Potremmo quindi scrivere:

«Scattò il verde. Ethan attraversò senza staccarle gli occhi di dosso.»

L’automatismo del gesto emerge dalla scena e meccanicamente può tranquillamente sparire.


2. Quando possiamo rendere più evidente il punto di vista

«La vide tirare fuori la sua matita mordicchiata e sottolineare una frase che sicuramente le era piaciuta.»

Quel sicuramente esprime una deduzione di Ethan: la vede sottolineare una frase e conclude che le sia piaciuta.

Possiamo far sentire questo passaggio attraverso il suo pensiero:

«La vide tirare fuori la sua matita mordicchiata e sottolineare una frase. Doveva esserle piaciuta.»

La deduzione rimane, acquista però uno spazio tutto suo e ci avvicina alla prospettiva del personaggio.


3. Quando basta cancellare

«Come esattamente non lo sapeva neanche lui ancora adesso.»

Qui possiamo fare una delle cose che preferisco in fase di editing: premere Canc.

«Come, non sapeva spiegarlo neanche adesso.»

Nessuna perifrasi, nessuna caccia disperata a un sinonimo. Esattamente può uscire dalla frase senza troppi convenevoli.


4. Quando, invece, l’avverbio fa qualcosa di interessante

«[...] mentre si prendevano un gelato rigorosamente senza latte e conservanti.»

Togliamolo:

«[...] mentre si prendevano un gelato senza latte e conservanti.»

La frase continua a funzionare, certo. Però qualcosa è cambiato.

Rigorosamente aggiunge una sfumatura al modo in cui viene raccontato quel gelato: suggerisce una regola, un’abitudine quasi inflessibile e porta con sé anche una punta di ironia.

Questo, per me, può restare.


5. Quando una sola parola ci evita una perifrasi

«Non era neanche così convinto che si fossero messi ufficialmente insieme.»

Potremmo provare a eliminare ufficialmente:

«Non era neanche così convinto che avessero mai deciso di stare insieme.»

Oppure:

«A pensarci, nessuno dei due aveva mai deciso che fossero una coppia.»

Abbiamo davvero migliorato la frase?

Io non ne sono così sicura.

Ufficialmente qui esprime in una sola parola un concetto preciso: il momento in cui una relazione viene riconosciuta, definita, dichiarata come tale. La sua eliminazione ci costringe a girarci intorno e rischia persino di modificare leggermente il significato.

Altro avverbio assolto.


6. Quando possiamo scegliere qualcosa di più naturale e concreto

«Però lei, dopo quel bacio, si era presentata periodicamente a casa sua [...]»

Periodicamente mi porta altrove. Una rata viene addebitata periodicamente. Un controllo viene effettuato periodicamente. In una scena narrativa, qui, lo sento rigido e burocratico.

Possiamo lavorare sulla frequenza:

«Dopo quel bacio, aveva cominciato a presentarsi spesso a casa sua [...]»

Oppure sull’abitudine:

«Dopo quel bacio, aveva preso l’abitudine di presentarsi a casa sua [...]»

Se conosciamo la frequenza esatta, possiamo essere ancora più concreti:

«Dopo quel bacio, aveva cominciato a presentarsi a casa sua ogni settimana [...]»

La scelta dipenderà, da quello che sta succedendo nella storia.

Alla fine, da una sola pagina sono usciti sei avverbi e non hanno fatto tutti la stessa fine.

Esattamente può sparire. Meccanicamente può lasciare spazio alla scena. Sicuramente può diventare parte del pensiero del personaggio. Periodicamente può trovare una formulazione più naturale. Rigorosamente e ufficialmente, invece, hanno buone ragioni per restare.


E sì: continuo a odiare gli avverbi in -mente.

Però persino io, ogni tanto, ne salvo qualcuno.

Sono Elisa Lucchesi, editor, revisore e writing coach.

Con Note a margine raccolgo dubbi, errori ricorrenti e piccoli grandi problemi che emergono quando si scrive e, soprattutto, quando si torna sul proprio testo per

revisionarlo.


Hai terminato il tuo manoscritto e vuoi iniziare a lavorare sulla revisione?

Scrivimi a elisalucchesi@elibrieditoria.it e ne parliamo insieme: la prima call conoscitiva è gratuita.

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